Controstoria della filosofia in una prospettiva marxista - Primo ciclo: la filosofia antica

Prof. Renato Caputo

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Programma del Corso

Definiamo la nostra interpretazione della filosofia in una prospettiva marxista, ossia dal punto di vista del materialismo storico e dialettico, una “controstoria” esclusivamente in quanto intendiamo mostrare l’importanza di aspetti fino a ora troppo spesso ingiustamente trascurati. A tale scopo reinterpreteremo la storia del pensiero umano nei suoi lineamenti fondamentali filosofici dal punto di vista della filosofia della praxis, rileggendo la storia del pensiero a partire dai conflitti sociali e ideologici sempre fondati nella loro concretezza strutturale: storica e sociale.

 

Inoltre, mostreremo da un punto di vista dialettico che ogni nuova filosofia, per essere realmente tale, non può che, necessariamente, ricomprendere in sé ciò che è ancora attuale di tutte le concezioni filosofiche precedenti, criticandone al contempo gli elementi oramai storicamente caduchi. Come vedremo, dunque, ogni nuova filosofia non si limita a confutare le precedenti, ma ne ricomprende gli aspetti ancora attuali in sé. In tal modo ogni nuovo sistema filosofico ricomprenderà dialetticamente in sé i principali risultati dei sistemi antecedenti. Ciò, naturalmente vale anche per il marxismo, ovvero per quella filosofia della praxis che non si limita più a interpretare in modo diverso il mondo, ma che mirerà, al contempo, a trasformarlo nel modo più radicale possibile. Come, in effetti, aveva già compreso Hegel nella sua Enciclopedia delle scienze filosofiche: “la filosofia che è ultima nel tempo, è insieme un risultato di tutte le precedenti e deve contenere i principi di tutte: essa è perciò – bene inteso se è davvero una filosofia – la più sviluppata, ricca e concreta” [1].

 

Dunque, ogni filosofia costituisce una tappa del progressivo sviluppo del pensiero umano, per cui il lascito di ogni grande filosofo entra a far parte del patrimonio intellettuale dell’umanità, di quel “tesoro della conoscenza razionale” che già Hegel considerava il più importante frutto della storia.

 

Si potrebbe obiettare che tale prospettiva non è coerente con il rovesciamento in chiave materialistica della filosofia idealistica hegeliana operato da Marx. Tanto più che quest’ultimo – facendo i conti con la filosofia di Feuerbach, l’ultima che Marx aveva seguito prima di elaborare la propria concezione del mondo – aveva concluso le sue tesi critiche sul pensiero di questo filosofo sostenendo: “I filosofi hanno esclusivamente interpretato il mondo in modo diverso; ora si tratta di trasformarlo”. In questo modo Marx non criticava esclusivamente il mancato risvolto politico della filosofia della sinistra hegeliana e dello stesso Feuerbach, ma anche la separazione operata da Hegel fra gli uomini di azione che trasformano il mondo e i pensatori che riflettono in seguito sulla trasformazione da altri operata. Ma, evidentemente, non si più trasformare in un senso migliore il mondo, ovvero razionalizzarlo se precedentemente non lo si è interpretato in modo egualmente rivoluzionario. Altrimenti si cadrebbe in un azionismo irrazionalista lontano anni luce da Marx e vicino alle ideologie fasciste. Né la celeberrima undicesima tesi di Marx può essere interpretata nel senso che i filosofi a lui precedenti, ossia la sinistra hegeliana e soprattutto Feuerbach, hanno già interpretato il mondo nel nuovo modo, rispetto al precedente idealismo tedesco, e quindi ai loro successori non resterebbe che realizzare tali nuove concezioni del mondo. Proprio perché l’undicesima tesi è l’ultima e nelle dieci tesi precedenti Marx ha criticato la antecedente interpretazione del mondo di Feuerbach, in nome di una nuova visione del mondo che verrà definita marxiana. Quindi la undicesima e conclusiva tesi non può che significare che, dopo aver criticato a fondo la precedente più avanzata visione del mondo, in funzione di una nuova concezione ancora più progressiva e rivoluzionaria, bisognerà preoccuparsi – al contrario di quello che avevano fatto Hegel, la sinistra hegeliana e Feuerbach – anche di trasformare in modo altrettanto progressista e rivoluzionario il mondo.

 

Ci si domanderà, ma chi intende trasformare in modo rivoluzionario il mondo potrà permettersi di dedicare il tempo necessario ad appropriarsi del tesoro della conoscenza razionale, che le generazioni precedenti alla propria hanno sempre di più arricchito? D’altra parte, se il marxismo è una filosofia della prassi, va da sé che l’azione non può prescindere dalla teoria, l’attività rivoluzionaria dalla formazione teorica. Come sottolinea già il giovane Gramsci: “è l’avanguardia del proletariato la quale forma e istruisce i suoi quadri, che aggiunge un’arma – la sua coscienza teorica e la dottrina rivoluzionaria – a quelle con le quali essa si appresta ad affrontare i suoi nemici e le sue battaglie. Senza quest’arma il partito non esiste, e senza partito nessuna vittoria è possibile” [2].

 

D’altra parte, come notava già Gramsci, sempre sulla scia tracciata da Lenin, uno dei limiti principali del marxismo, storicamente, è stato certamente l’eclettismo. Dunque, si domanda Gramsci: “perché anche i marxisti ufficiali hanno ‘combinato’ il marxismo con una filosofia non marxista? (…). Nel campo filosofico mi pare che la ragione storica sia da ricercare nel fatto che il marxismo ha dovuto allearsi con tendenze estranee per combattere i residui del mondo precapitalistico nelle masse popolari, specialmente nel terreno religioso. (…) Il marxismo aveva due compiti: combattere le ideologie moderne nella loro forma più raffinata e rischiarare le masse popolari, la cui cultura era medioevale. Questo secondo compito, che era fondamentale, ha assorbito tutte le forze, non solo ‘quantitativamente’, ma ‘qualitativamente’; per ragioni ‘didattiche’ il marxismo si è confuso con una forma di cultura un po’ superiore alla mentalità popolare, ma inadeguata per combattere le altre ideologie delle classi colte, mentre il marxismo originario era proprio il superamento della più alta manifestazione culturale del suo tempo, la filosofia classica tedesca” [3].

 

Del resto, tale incombenza è particolarmente importante non solo per il proletariato –s che per essere davvero tale deve aver sviluppato un’adeguata coscienza di classe, ma anche per quei membri della borghesia o dei ceti medi che intendono schierarsi dalla parte giusta nella lotta per l’emancipazione dell’umanità. In effetti, come notavano già Marx ed Engels nel 1848: “il processo di dissoluzione all’interno della classe dominante, all’interno della vecchia società nel suo complesso, assume un carattere così impetuoso, così aspro, che una piccola parte della classe dominante si stacca da essa per unirsi alla classe rivoluzionaria, a quella classe che ha l’avvenire nelle sue mani. Quindi, come prima una parte della nobiltà passò alla borghesia, così ora passa al proletariato una parte della borghesia, in particolare una parte degli ideologi borghesi, quelli che sono giunti a comprendere teoricamente il movimento storico nel suo insieme” [4].

 

Per quanto riguarda, invece, il proletariato, esso diviene per sé quando, come sottolinea Gramsci – cui non a caso la nostra Università popolare è intitolata – “si raggiunge la coscienza che i proprii interessi ‘corporativi’, nel loro sviluppo attuale e avvenire, superano la cerchia ‘corporativa’, di raggruppamento economico e possono e debbono divenire gli interessi di altri raggruppamenti subordinati; questa è la fase più schiettamente politica che segna il netto passaggio dalla pura struttura alle superstrutture complesse, è la fase in cui le ideologie germinate precedentemente vengono a contatto ed entrano in contrasto fino a che una sola di esse, o almeno una sola combinazione di esse, tende a prevalere, a imporsi, a diffondersi su tutta l’area, determinando oltre che l’unità economica e politica anche l’unità intellettuale e morale, su un piano non corporativo, ma universale, di egemonia di un raggruppamento sociale fondamentale su i raggruppamenti subordinati” [5].

 

Infine, occorre ricordare gli enormi danni che ha prodotto e produce un marxismo rozzo. Come sostiene ancora Gramsci: “nella sua forma più diffusa di superstizione economistica, la filosofia della praxis perde una gran parte della sua espansività culturale nella sfera superiore del gruppo intellettuale, per quanta ne acquista tra le masse popolari e tra gli intellettuali di mezza tacca, che non intendono affaticarsi il cervello ma vogliono apparire furbissimi ecc. Come scrisse Engels, fa molto comodo a molti credere di poter avere, a poco prezzo e con nessuna fatica, in saccoccia, tutta la storia e tutta la sapienza politica e filosofica concentrata in qualche formuletta. Avendo dimenticato che la tesi secondo cui gli uomini acquistano coscienza dei conflitti fondamentali nel terreno delle ideologie [Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica del 1859] non è di carattere psicologico o moralistico, ma ha un carattere organico gnoseologico” [6].

 

Dunque il presente corso, in cui la controstoria della filosofia si intreccerà in maniera sempre più stretta con una reinterpretazione storica in una prospettiva marxista, si articolerà in più parti. Nella prima che inaugurerà i corsi della sezione romana dell’Università popolare Antonio Gramsci si occuperà della filosofia dal suo sorgere alla condanna a morte di Socrate, il primo grande martire della moderna visione filosofico-scientifica del mondo, caduto sotto i colpi dei reazionari che intendevano tutelare la tradizionale e iniziativa concezione mitologico religiosa. Così dopo una lezione introduttiva il 2 di settembre, al solito dalle ore 18, in cui si affronterà la nascita della filosofia nell’antica civiltà greca, affronteremo le principali scuole e i principali esponenti filosofici presocratici. Dopo una seconda lezione dedicata alla scuola ionica di Mileto ai suo tre grandi esponenti Talete, Anassimandro e Anassimene il 9 settembre, mercoledì 16 affronteremo la scuola pitagorica e Senofane. Nella lezione del 23 affronteremo la Scuola eleatica e i suoi tre grandi esponenti: Parmenide, Zenone e Melisso, per presentare il 30 di settembre la visione del mondo di due grandi pensatori come Eraclio ed Empedocle. Il 7 ottobre dopo aver affrontato il razionalismo laico caratteristico della filosofia di Anassagora, affronteremo con gli atomisti e il più significativo esponente di questa scuola, Democrito, il primo sistema filosofico compiutamente materialista. Il 14 di ottobre passeremo a parlare della rivoluzione filosofica introdotta dai cosiddetti Sofisti, con la loro concezione immanentista e umanistica del sapere, per concludere il 21 di ottobre con il più significativo e rivoluzionario pensatore di questa prima fase di sviluppo della visione filosofico-scientifica del mondo, ovvero Socrate.

 

Note:

 

[1] G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Utet, Torino 1995, vol. I, p. 140.

[2] A. Gramsci, La costruzione del partito comunista 1923-1926, Einaudi, Torino 1978, p. 50.

[3] Id., Quaderni del carcere, Einaudi, Torino 1977, vol., pp. 422-23.

[4] K. Marx e F. Engels, Manifesto del partito comunista [1848], Laterza, Roma-Bari 2002, pp. 19-20.

[5] A. Gramsci, Quaderni…, op. cit., p. 1584.

[6] Ivi, p. 1595

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