La scelta di un nome

Intitolare al nome di Antonio Gramsci la nostra università popolare vuole essere:

1) il richiamo ad un atteggiamento di ricerca caratterizzato da un chiaro e solido ancoraggio politico ed etico, ma aperto e inclusivo ( anche di chi tra noi non si considera comunista);

2) il richiamo a un pensatore studiato e usato in tutto il mondo, a cominciare dagli USA e dall’America Latina che ci sta particolarmente a cuore: insomma un segnale forte di internazionalità;

3) infine si vuole scegliere non solo il nome di Gramsci, ma anche cercare di cogliere il senso più sostanziale della sua lezione: tenere duro nella sconfitta e, al tempo stesso, interrogarsi senza remore sulle ragioni vere e profonde del fallimento.

Insomma: intitolare ad Antonio Gramsci il nostro progetto non vuole dunque essere né una scelta identitario- minoritaria, né un omaggio a un presunto paradiso perduto. Ripartiamo da Gramsci, con umiltà e con una gran voglia di ragionare insieme tra generazioni, perché Gramsci si interrogava su una sconfitta. E proprio questo noi dobbiamo fare. Lo storico Guido Crainz si è chiesto: da dove sono usciti fuori gli anni Ottanta? E si è risposto: “Già c'erano, ma vi erano degli anticorpi che li contrastavano”. Vero, ma aggiungiamo noi: anche gli anticorpi non erano poi così sani. Insomma, nessun rimpianto, ma l'atto umile di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare al futuro.

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